MA SI VA IN SCENA ANCHE IN FAMIGLIA? – AGO GENITORI 1

Gigi Cotichella 30/04/19

Vivere da genitori è un po’ come andare in scena. Lo credo da sempre. O almeno sicuramente da undici anni. Ed è qualche cosa di benedettamente vero.
Forse stai pensando che se andiamo in scena è perché stiamo recitando e quindi siamo falsi. In realtà le cose stanno un po’ diversamente e se hai due minuti di tempo ti spiego il perché.

FALSO o FINTO?

Lo diceva già il grande Gigi Proietti: “Viva il teatro dove tutto è finto e niente è falso!”. La falsità a teatro è quando senti che qualcosa che non va: gli attori ti sembrano quelli delle soap opera degli anni 80 in cui le emozioni sono così amplificate da risultare distorte, stonate, alterate, cioè false. La finzione teatrale è invece tutt’altra cosa. È l’accordo tra attore e spettatore: tutto quello che si vede è solo una rappresentazione, ma che deve essere reale. Per far sì che lo sia, l’attore attinge dal suo studio della storia, del personaggio e infine anche dal copione. Ma solo infine, perché lo sanno tutti che a copioni uguali non corrispondono interpretazioni uguali.
E non è così anche per noi genitori? Non c’è una storia, un soggetto da mettere in scena ogni mattina? Non capita anche a te di “fingere” un sorriso per tuo figlio mentre hai un problema sul lavoro? No, questo non è mentire. Tu non sorridi per ingannare, tu sorridi per un motivo più grande: sai che c’è altro, sai che l’amore per tuo figlio ti chiede questo. Ed è come per il teatro. L’attore magari non ama l’attrice che deve amare, perciò per essere vero in un amore finto, deve attingere la verità altrove. Ad un vero amore di cui ha fatto esperienza. Per questo i migliori attori, scelgono con quali testi confrontarsi.

MA IN FAMIGLIA È DIVERSO!

Ovviamente in famiglia noi amiamo veramente i nostri figli. Lì non abbiamo bisogno di “finzioni teatrali”. Ma l’amore deve diventare concreto, deve diventare fedeltà quotidiana a un progetto più grande. Perché i figli non sanno e non possono sapere come mai non permettiamo loro certe cose e ne obblighiamo altre. Chiedere a loro di capire, di seguirci perché hanno colto tutto, è come chiedere un applauso durante un debutto appena si apre il sipario!
Andiamo in scena. Perché siamo noi genitori che dobbiamo mostrare un valore e la sua passione, e questo non ci è sempre spontaneo. Siamo noi che dobbiamo portare avanti un sorriso in più, un impegno in più, un motivo in più: perché noi seminiamo in loro e non viceversa. Come dice una mia carissima amica: “I nostri figli ci guardano come il più attento degli spettatori, a loro non sfugge nulla!”.
LA GRANDE DIFFERENZA
In famiglia però, una differenza dal teatro c’è. A casa noi andiamo in scena ma senza copione perché nella vita quotidiana, non potendo sapere le azioni e le reazioni degli altri, è impossibile seguirne uno prestabilito. Ma possiamo fare un’altra cosa. Come si dice in gergo, possiamo “recitare a soggetto”. Il soggetto è il nucleo della storia, da cui poi si sviluppa la sceneggiatura e il copione. Il soggetto quindi è l’essenziale di quello che si vuole dire, nascosto nella storia che rappresenteremo.
Noi genitori andiamo in scena con un soggetto ogni giorno. Sono i nostri sogni, i nostri desideri, i nostri valori… e li portiamo in scena così come li abbiamo curati. Se il valore dell’onestà è appannato dalla mediocrità, dalla rincorsa a essere più furbi, allora lo porteremo in scena così. E i nostri figli lo impareranno così. E questo vale per ogni valore, per ogni fede.
Ora capisci perché credo fermamente che noi genitori siamo chiamati ad andare in scena ogni giorno in famiglia? Ma fidati è qualcosa di veramente bello, ci rende anche più protagonisti. Perché noi non siamo solo quello che sentiamo, ma anche quello che decidiamo: nei piccoli gesti che viviamo ogni giorno, mostriamo il soggetto di una storia più grande.
Perciò buon ruolo sul palco della tua quotidianità, da mamma o da papà. Se ti va continuiamo il percorso insieme e ci lasciamo aiutare un po’ dal teatro per andare in scena sempre al meglio di quello che possiamo fare e che riusciamo a vivere.

(Continua)