#storiedicaffè: IL CALORE DELL’AMORE…

…LA LEGGE DELLA
TERMODINAMICA RELAZIONALE

Quando un professore spiega la vita: può farlo perché ogni giorno, normalmente, mette tutta la sua vita dentro ogni preparazione. 

Il professor Norbi era il più rispettato della sua scuola. Forse in altri tempi sarebbe stato anche il più amato, ma in un tempo in cui l’amore è fuso e confuso con la sola tenerezza il professor Norbi era solo il più rispettato. 
Giovane, parlava con un’autorevolezza di altri tempi. 
Con Norbi studiavi e se non studiavi lo ammettevi senza scuse. 
Perché Norbi non lo fregavi… e in non fondo non volevi neanche fregarlo: lui teneva ai suoi allievi. Si preparava le lezioni alla perfezione, segno di ore di lavoro fatto a casa. Se le aziende collaboravano con la scuola, era grazie a Norbi; se partivano dei percorsi laboratoriali all’avanguardia era sempre merito suo. È vero, bisogna dirlo: sembrava quasi che per il professore contasse solamente lo studio, ma ci metteva così tanta vita in quello studio da suscitare l’ammirazione e il rispetto degli allievi.

Il più rispettato. Non il più amato. Forse… 

Perché ogni tanto c’erano quei momenti, quando meno uno se li aspettava, in cui il professor Norbi univa la materia o un qualche argomento alla vita. Come quando Anguillari e Dogi rientrarono in ritardo:

«Scusi prof, ma mi sono ustionata! Guardi il bicchierino del tè: è praticamente fuso!».

Le dita rosse. Un bicchiere con la plastica alterata dal calore. Un’ottima scusa per giustificare un ritardo. Ma anche con Norbi?

«Si chiama principio della termodinamica… il calore passa sempre da un corpo più caldo a uno più freddo… il bicchiere ha preso il calore del tè… forse un po’ troppo direi, a giudicare dalla forma!».

«È come con l’amore!», esclamò estasiata Anguillari.

«Sì, è come in amore… lui s’è fuso!!», chiuse Fruscio tra le risate di tutti.

«In realtà ha ragione Anguillari: è proprio come l’amore!». Il silenzio scese immediatamente. Le parole di Norbi erano pacate ma profonde: era arrivato uno di quei momenti. 
«In amore ci si dona. C’è sempre uno che comincia per primo, perché è più pronto a donare. Ma bisogna anche essere pronti a ricevere. È necessario prepararsi, perché l’amore ricevuto non ti lascia mai così come sei, ma ti forma nuovamente, ti tras-forma. E se non sei pronto… ti de-forma!».

«Ed è vero, prof, che un corpo più freddo non può mai dare calore a uno più caldo?». L’accento sul “mai” era stato pesante. Dogi fissava Norbi come qualcuno ferito che chiede un miracolo o per sé, o per qualcuno messo ancora peggio. 

«Dogi, dai lo sai che è così! Secondo principio!». Creglio s’era quasi stupito per quell’uscita. 

Norbi no. Era come se capisse Dogi. Era come se avesse visto quelle ferite mille volte, anzi come se le avesse provate. La fissò ancora più intensamente e poi sentenziò: «Veramente il secondo principio dice che non può succedere che un corpo freddo trasmetta calore a un corpo caldo senza il soccorso di un lavoro di un ente esterno. Perciò, se si lavora, è possibile anche il passaggio contrario».

«Possibile?». La voce di Dogi era un flebile filo.

«Difficile, ma sì… possibile. E poi stiamo parlando di amore… e in quel caso anche l’impossibile diventa possibile…».

«Ah l’amore…cos’è l’amore poi?», chiuse Anguillari con una verve romantica un po’ caciarona che rovinò quel momento, sentenziandone la fine. Dogi si riprese e spostò i libri, ma aveva un nuovo sorriso sulle labbra.

E Norbi se ne uscì con «…sì Anguillari, l’Amore! Con la A maiuscola. Ma siccome qui siamo a fisica direi che è ora di metterci al lavoro». 

Sbuffarono, ma eseguirono. Era tornato il Norbi conosciuto da tutti. Quello da rispettare. Anche se quando capitavano quei momenti… tutti lo amavano alla follia. 

Dedicato al professor Norbi: esiste davvero, anche se ovviamente ha un altro nome. E dedicato ai miei compagni di scuola con cui ho affrontato tante avventure: alcuni di loro sono nascosti tra i protagonisti, ma tutti dimorano ancora dentro di me.