#storiedicaffè: IN TRASPARENZA…

…MA SOLO SE È VERA

Pensiamo che il bene corrisponda alla trasparenza, all’assenza di filtri, all’immediatezza, mentre la realtà è sempre mediata e noi, inevitabilmente, la interpretiamo dietro vetri colorati.

Raffaella puliva ostinatamente il vetro.
Dalla saggezza dei suoi 6 anni voleva che il vetro fosse perfetto: aveva tolto le macchie, poi gli aloni dello straccio… ma i graffi non riusciva proprio a toglierli.

Nonna Iole, tra un acciacco e l’altro, le stava dietro.

«Basta Lella! È già pulito abbastanza!».

«Ma non basta! Voglio che sia trasparente… non si deve vedere il vetro!».

«E perché non dovrebbe vedersi il vetro?».

«Perché quello che conta è quello che c’è fuori».

«Dipende. Quello che c’è fuori ha un valore per come lo vedi, nessuno di noi è trasparente!».

«Le persone buone sì…».

«No. Le persone buone puliscono il vetro, ma sanno di avere graffi e scheggiature. Sanno anche di avere caratteri che li rendono vetri opachi o smerigliati o colorati che cambiano il modo di vedere».

«Ma perché?».

«Perché nessuno è trasparente. Ciò che rende unica una persona è il suo modo di vedere il modo, il suo essere un vetro colorato, particolare. Tu sei come vedi il mondo e vedi il mondo come sei».

«Io lo vedo con il sole e con mille colori».

«E io sono la più felice a sentirtelo dire. Ma verranno giorni in cui potresti cambiare idea: il mondo ti apparirà diversamente a causa di un grande dolore, pur rimanendo sempre lo stesso».

«Ma nonna, così mi spaventi!».

«No, Lella. Non devi spaventarti… devi solo ricordarti che non siamo trasparenti. E così quando vedi il mondo in maniera negativa sai che non è colpa del mondo, ma di come ti senti tu. E sapendolo puoi sempre fare qualcosa».

«Ma allora la trasparenza è una brutta cosa?».

«No! La trasparenza vera è una bellissima cosa… Non siamo trasparenti ma possiamo fare trasparenza… la trasparenza vera è quella cosa che ci fa pulire il nostro vetro ogni giorno».

«E la trasparenza finta qual è?».

«Ce l’hai tutte le volte che pensi di essere perfetto, tutte le volte che dici qualcosa magari anche vera, ma senza pensare alle conseguenze; è quando pensi solo a te e alla tua trasparente perfezione e ti dimentichi di vedere l’altro… un po’ come quelle persone che puliscono sempre il vetro ma non aprono mai la porta».

Raffaella taceva.

«Lella, vieni qua».

Raffaella andò e la nonna la strinse a sé.

«Ti piace se ti abbraccio?».

«Sì, nonna!».

«Ecco vedi… se fossi trasparente non potresti farlo… non mi vedresti. Pulisci il vetro della tua anima ogni giorno, ma non dimenticarti di abbracciare l’altro e di accettarlo con tutte le sue imperfezioni… perché quando ti ricordi che non siamo trasparenti allora cominci a capire come si fa a perdonare».

Questa tazzina trovata in una casa in montagna è per Raffaella che un paese di montagna mi fece conoscere. Per la sua forza e per quello che tanti anni fa mi donò… Io rimasi a pulire il vetro e non aprii la porta. Questa storia sono le mie scuse più sentite.