LE ATTUALI SFIDE EDUCATIVE DEL GREST

Cogliere le provocazioni delle nuove generazioni: il grest come terreno fertile

Torniamo a bomba sul tema più caldo dell’estate: il grest, visto come osservatorio privilegiato delle attuali sfide educative. Per ogni età una proposta ad hoc, è possibile?

L’età di mezzo: le medie

Il cambiamento societario ha portato una fatica relazionale tra le generazioni particolarmente vistoso. L’età dagli 11 ai 14 anni è la tappa evolutiva che richiede una maggiore scommessa in tema educativo. L’età delle medie attualmente vive la più profonda crisi sia per i ragazzi che per gli educatori.

I ragazzi nativi digitali e gli adulti migranti, vivono una forte disparità comunicativa. L’accesso al virtuale per i ragazzi alla soglia dell’adolescenza pone sfide mai affrontate prima. Alcuni processi vengono attivati precocemente e gli stimoli emozionali sono prevalentemente ad impatto forte, aggressivo, quasi traumatico.

Media-mente accompagnati

Creare uno stile educativo per questa età, soprattutto nel tempo del grest, significa forse raggiungere il significato più profondo della missione di evangelizzazione. Accompagnare la crescita di un ragazzo dona spessore alla realtà proprio nel suo fondamento relazionale, cioè dà vita a quelle relazioni che possono costituire una comunità capace di essere punto di riferimento negli anni anche più maturi e adulti.

Nelle medie andrebbero investite le risorse migliori e gli adulti più significativi, con un esubero di creatività e di credibilità che viene immediatamente messa alla prova. È la soglia dell’adolescenza, già varcata per alcuni, il confine sottile tra innamoramento e apatia. Qui c’è l’occasione di affrontare il più grande spettro di questa età: la solitudine. Si svela così l’arma più potente della comunità ecclesiale: fare esperienza di chiesa non è più solo un cammino liturgico e sacramentale, ma anche un quotidiano vivere accanto con tutte le fatiche dei conflitti e delle diversità.

La comunità cristiana, proprio ad imitazione del suo Fondatore, ha la possibilità di far sperimentare direttamente sulla pelle sudata dell’estate al grest, la vita risorta di chi nel servizio e nella cura struttura uno stile da battezzato.

Lo stare insieme allora non è più un qualcosa di sentito ad una catechesi, ma un’esperienza vissuta. Il fatto che Gesù ci chiami all’unità non è una pagina del vangelo letta, ma un racconto vissuto nell’intensità delle amicizie create ad un centro estivo.

L’età di mezzo: la terza media

Pur essendo parte del mondo delle giovani generazioni, quello dei ragazzi di terza media è un mondo a sé. Nella stagione del grest si distinguono in modo evidente da tutti gli altri gruppi per tre motivi:

  • solitamente vivono il grest o parte di esso, durante il tempo dell’esame di terza media, che per loro è un evento di portata esistenziale altissima;
  • non sono più bambini e non sono ancora adolescenti, per questo vengono evitati sia da quelli delle medie perché troppo “vips” che da quelli delle superiori che li vedono ancora troppo piccoli. In tutto questo panorama fanno eccezione le ragazze di terza media che, invece, sono spesso la conquista degli amori estivi, o come “prede” o come “cacciatrici” dei ragazzi più grandi;
  • trovandosi in una fase di passaggio, priva dell’incombenza di impegni scolastici estivi, vivono il grest “senza onore e senza gloria” proprio perché attraversano una fase di vita molto particolare.

Solitamente per ragioni di tempo e di gestione si propongono nei grest due soluzioni

  • Considerati troppo grandi, diventano automaticamente animatori, caricati di una responsabilità sproporzionata per un tempo in cui vorrebbero solo giocare, finendo così per essere spesso una presenza annoiata o addirittura oppositiva;
  • Considerati alle volte troppo piccoli per essere animatori, se non si iscrivono come ragazzi, finiscono per fare gli aiuto animatori: una sorta di ibrido che li pone distanti dai grandi e dai piccoli.

Proposte all’orizzonte

La soluzione che potrebbe risultare più opportuna e che alcune parrocchie vivono già da anni, è l’investimento serio in un grest a parte solo per ragazzi di terza media, in tempi e modalità differenti rispetto al normale grest, se possibile con la presenza di adulti e di animatori diversi, per permettere il coinvolgimento di energie dedicate e non riciclate. L’ideale sarebbe una proposta sportiva o con giochi anche competitivi, in orario serale (non tutte le sere), magari con la possibilità anche del pasto insieme.

Riconoscendo la Chiesa come comunità accogliente, il gruppo che si forma in questo mese di grest, se ben affiatato, può diventare una delle risorse più preziose per iniziare il percorso adolescenti nell’autunno. È il tempo anche in cui si rimane affascinati dai grandi racconti che possono essere tradotti in testimonianze vive proprio prima dell’inizio delle grandi sfide del torneo. Attraverso queste testimonianze è più facile riscoprire un vangelo vissuto, adulti o giovani che hanno realizzato sogni e hanno dato forma concreta a quanto ricevuto.

Ci siamo anche noi!

I giovani sono la presenza di responsabilità più significativa di un grest. Non sono proprio da confondere con i ragazzi di quarta o quinta superiore. Attualmente i ragazzi che hanno compiuto 18 anni sono quelli che hanno meno esperienza di grest, perché  nel loro curriculum hanno almeno due anni di assenza dall’oratorio estivo. La pandemia ha tolto loro la possibilità di sperimentarsi come aiuto animatori, di vivere progressivamente sul campo le tipiche esperienze e dinamiche di un centro estivo.

Purtroppo proprio loro si trovano ad essere maggiorenni ma senza esperienza educativa. Coltivano l’aspettativa di recuperare ciò che non hanno vissuto, rischiando così di confondere il ruolo di animatore con quello di responsabile. Questa particolare fascia d’età, alla luce del periodo storico che viviamo, richiede maggiori attenzioni rispetto al passato.

I giovani che si coinvolgono in un centro estivo sono anche la testimonianza di fede più autentica e incarnata, proprio perché maturata sotto il sole estivo delle proposte oratoriane. Un giovane che si prende cura di adolescenti (in primis) e dei bambini e ragazzi, mostra il volto felice e l’amorevolezza di una vita quotidiana generosa e credibile.

Per concludere

La questione giovani meriterebbe una riflessione molto più approfondita. Non è più sufficiente che il giovane responsabile del grest sia il giovane che è libero e che ha bisogno di racimolare qualche spicciolo, la responsabilità che si affida a questa figura è troppo grande e centrale. Una conduzione salda e radicata ha una ricaduta non solo dal punto di vista operativo, soprattutto deve essere vista in un’ottica pastorale.

Quindi ultimo check prima di partire con i centri estivi:

  • Porre maggiore attenzione al proprio stile educativo tenendo conto delle attuali sfide formative;
  • Scegliere e preparare con cura il ruolo di responsabile, dedicando il giusto tempo e la giusta dedizione attraverso percorsi ad hoc. L’investimento di tempo, energie e denaro ci dà la corretta misura delle nostre scelte;
  • Immaginare percorsi specifici per le fasce di età quali: medie e terza media diversificando le proposte;
  • Selezionare adulti che rappresentino attraverso il loro servizio testimonianze di fede credibili e autentiche.

Allacciate le cinture, si parte, prossima fermata GrESTATE.

 

Emanuele Bortolazzi

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