In questo articolo Elena Perini ci presenta l’importanza della progettazione, vista come vero e proprio elemento educativo e formativo. Progettare non è solo pianificare un’attività ma è, soprattutto, una responsabilità e un elemento di profondo rispetto verso il progetto e verso sé stessi.
Progettare è umano
Progettare non è solo pianificare attività: è un tratto profondamente umano. Ogni giorno elaboriamo progetti, piccoli e grandi, dal “cosa mangio a pranzo” alle scelte che ridisegnano la nostra vita. Pensare al futuro, immaginarlo e costruirlo è qualcosa che distingue la nostra specie e allo stesso tempo la accompagna da sempre.
Se questo vale per ogni persona, vale ancora di più per chi si dedica alla formazione ed educazione. Non si lavora solo sul presente, si accompagnano altri esseri umani verso ciò che possono diventare. E per farlo servono intenzione, direzione e cura. La progettazione in formazione è proprio questo: l’arte di dare forma all’intenzionalità formativa.
Progettare per dare senso
Nell’ambito formativo, nulla accade “per caso”. Ogni attività, ogni scelta metodologica, ogni esperienza proposta ha valore solo se risponde a un perché. Progettare significa tenere vivo quel perché, renderlo chiaro, trasformarlo in obiettivi e poi in azioni.
Chi fa formazione con un approccio educativo non progetta per riempire un calendario o per seguire una procedura; progetta per dare significato all’esperienza formativa, perché sa che le persone crescono quando ciò che vivono ha una direzione riconoscibile.
Il processo come parte del percorso
La progettazione non è un atto solitario: è un processo che coinvolge colleghi, gruppi di lavoro e, quando possibile, anche i partecipanti. Costruire un progetto insieme è già parte di un atto formativo, perché invita alla condivisione di visioni, alla negoziazione di obiettivi, alla responsabilità comune.
Progettare non è solo definire “cosa fare”, ma apprendere a lavorare con metodo, ad ascoltare i bisogni reali, ad accogliere ciò che emerge. Come insegna il lavoro educativo: il progetto non è un contenitore rigido, ma un quadro dinamico che sostiene il cambiamento.
E anche il corpo ci ricorda quanto sia naturale progettare. Ogni gesto motorio – dal camminare al lanciare una palla, dal raggiungere un oggetto al coordinarsi con un altro movimento – è frutto di una piccola progettazione interna: prevedere, adattare, immaginare, correggere. Educare un gesto significa accompagnare qualcuno a progettarlo, a renderlo intenzionale.
Nella formazione vale lo stesso: ogni gesto formativo richiede intenzione, pensiero e cura.
Indicatori, verifica e cura del percorso
In ambito formativo, valutare un progetto significa prendersi cura del percorso tanto quanto del risultato. Stabilire indicatori, scegliere strumenti, osservare con attenzione: tutto questo non serve a giudicare, ma a capire. Capire se la direzione è quella giusta, se gli obiettivi sono realmente raggiungibili, se il gruppo – ed ogni singolo – si sta muovendo nella direzione desiderata.
Una buona verifica non è un momento finale, ma una pratica continua che permette di aggiustare il cammino, affinare le scelte, migliorare l’efficacia formativa. È un gesto di responsabilità verso chi si accompagna e verso il proprio ruolo formativo.
Progettare per crescere
Quando si progetta in ambito formativo, si compie un gesto profondamente umano: si guarda al futuro con speranza e con realismo. Progettare significa credere che il cambiamento è possibile e che vale la pena costruirlo ed accompagnarlo passo dopo passo.
Ecco perché la progettazione non è un lusso né una formalità: è una parte costitutiva del lavoro formativo. È ciò che permette di trasformare le idee in percorsi, le intenzioni in esperienze, i desideri in crescita concreta.
In conclusione
Per chi fa formazione, progettare è il modo in cui si dà forma alla propria visione, si offre un contesto sicuro e significativo ai partecipanti e si mantiene vivo il movimento verso il futuro.
Progettare non è semplicemente organizzare: è educare.
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