PROJECTUS e A CENTRO TAVOLA disponibili!

PROJECTUS e A CENTRO TAVOLA sono finalmente disponibili: ON LINE e NELLE MIGLIORI LIBRERIE! Gli strumenti che ti possono aiutare nel tuo lavoro o nella tua mission educativa, ora li puoi trovare davvero dovunque.

Se cerchi A CENTRO TAVOLA, il primo sussidio per animare con i giochi da tavolo puoi scegliere:
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Scopri come vivere i giochi da tavolo nell’animazione di incontri di catechesi e in oratorio. 18 giochi selezionati, per ogni gioco: i motivi per averlo, il parere dell’esperto, un incontro su un tema umano e un incontro su un tema di fede, tre modalità di gioco per gruppi numerosi.

Se cerchi PROJECTUS – La teoria per progettare insieme, ovvero il libretto per la progettazione condivisa puoi scegliere:
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Un libretto agile per avere una base minima sulla progettazione e sulla progettazione condivisa. Valido per ogni settore è la teoria alla base di PROJECTUS KIT! Uno scritto agile adatto a tutte le età e a tutte le professionalità.
Utile per formarsi, formare e avere uno strumento pratico per una scrittura veloce e metodica di un progetto di ogni tipo. 

Se cerchi invece PROJECTUS KIT  lo trovi:
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* LIBRERIA VALDOCCO (TORINO)
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* CONCEPT LAB di SIDER (ALGHERO)
Scopri il kit completo per progettare insieme e superare le tre difficoltà che si incontrano di solito: avere la stessa formazione di base, far partecipare tutti allo stesso modo, scrivere il progetto finale in poco tempo. 
Projectus Kit è un AGOTOOL originale creato da Gigi Cotichella nato dopo una sperimentazione di un anno fatta con aziende, diocesi, enti no profit, equipe educative.
Inoltre sono diponibili i VIDEO TUTORIAL che ti accompagnano passo dopo passo a capire come usare al meglio Projectus.

 

 

 

 

IL TEMPO IN AZIENDA 1

UNA QUESTIONE DI GESTAZIONE

È uno dei temi più sentiti nel mondo lavorativo.

In fondo tutto è questione di tempo: il tempo di produzione, il tempo di spedizione, il costo del tempo.

Il tempo costa. Su questo non c’è dubbio, ma dovremmo ricordarci che costa perché ha un valore. In tutti i corsi di formazione noi parliamo sempre di “gestione del tempo”. E di per sé non è sbagliato, perché piuttosto che sprecarlo è meglio gestirlo. Tuttavia dietro questa gestione è nata quell’idea (malsana) che il tempo vada sempre e solo ridotto, tagliato. Ma questo porta al fatto che così il tempo è impoverito.

Forse dovremmo recuperare un altro senso più profondo che in qualche modo ridia al tempo la giusta collocazione. Forse più che di “gestione” dovremmo parlare di “gestazione”.

Con gestazione del tempo intendo sottolineare l’obbligo della cura del tempo e anche la necessità dello “spreco del tempo”, o meglio del suo impegno nell’ambito della gratuità, della bellezza. Condivido con il prof. Bruni l’idea che l’economia per sostenersi abbia sempre bisogno di “virtù non economiche”, la motivazione è che l’economia e il lavoro è portato avanti da persone e l’umano è sempre un di più. Per questo gli investimenti in bellezza dei e nei luoghi di lavoro e quelli nel potenziamento delle relazioni tra colleghi hanno sempre un ritorno economico. Anche la ricerca e sviluppo ha una parte di necessaria gratuità, di “tempo sprecato” per poter essere produttiva.

Gli esempi non mancano. Da Olivetti a Google, proprio il mondo del lavoro ci dice che gratuità e bellezza incidono su di esso. Da qui l’idea che il tempo sia gravido di qualcosa di ancora più forte della semplice produttività. Per questo è meglio la “gestazione” più della gestione: che cosa porta questo tempo? Come lo devo vivere perché mi porti a questo?

GESTAZIONE CONTRO GESTIONE?

La gestazione non elimina la gestione. Anzi. Ne orienta e ne potenzia il senso. È chiaro che le nostre relazioni lavorative sono legate al successo dell’impresa: se l’azienda non produce, non guadagna, semplicemente si chiude il rapporto. Ma limitarsi a questo cancellando il “di più” dell’umano non aiuta a produrre di più.

CHE COSA FARE?

Ognuno di noi può e deve cominciare a rendere più fecondo il proprio tempo.

Se sono un imprenditore posso decidere sui tempi di formazione e di relazione. Posso contribuire alla bellezza del luogo di lavoro, posso decidere che politiche attuare sulle pause. Posso davvero fare tanto anche con costi minimi o che comunque si ripagano in poco tempo.

Anche se sono dipendente posso fare molto. Dai saluti a una certa condotta di fronte ai pettegolezzi, dalla gestione della mia postazione di lavoro a come decido di lasciare i luoghi comuni, tutto fa la differenza.

Ma qui arriva la critica: «Perché lo fai?» «Chi te lo fa fare?» «In fondo mica ti pagano di più per questo».

In quei momenti essere passati da “gestione” a “gestazione” fa la differenza. Nessuna madre incinta sana di mente, si sognerebbe di smettere di prendersi cura della sua creatura: quel far bene alla sua creatura, la rende ancora più se stessa.

Così è al lavoro. Prendermi cura del mio tempo lavorativo, e in base al mio ruolo occuparmene anche in modo controcorrente, serve principalmente a me. Aumenta la mia dignità. Forse non tutti capiranno e non subito. Ma questo non toglie nulla al farlo per me. Con un meraviglioso effetto collaterale: io mi prendo cura del tempo per il mio bene e questo porta positività a tutte le mie relazioni.

IDENTICHÉ? Per far ripartire il lavoro dalla propria identità

Il packaging marketing ci ha spiegato che l’identità dell’azienda investe non solo l’immagine coordinata ma anche la sostanza stessa del prodotto aziendale.

Il marketing relazionale ci ha mostrato che le aziende possono anche morire se non si considera l’umano nel mondo del lavoro.

La motivazione formativa ci ha convinto che una persona che non sta bene difficilmente darà il meglio di sé al lavoro.

Identità aziendale, identità relazionale, identità personale. Tre mondi interconnessi che possono diventare l’arma vincente. E si parte proprio dall’azienda. Perché è lei che crea i contesti delle nostre relazioni, è lei che possiamo rendere migliore con il nostro apporto. E questo ci fa stare incredibilmente meglio anche a noi.

Un percorso che è un vero e proprio identikit di tre relazioni fondamentali di cui bisogna riscoprire gli indizi per viverle al meglio.

  • L’IDENTITÀ AZIENDALE
    Vision e mission – brand e logo – memoria e futuro. Tre binari da (ri)vivere e (ri)attualizzare per essere grandi anche oggi.
  • L’IDENTITÀ RELAZIONALE
    Come vivere tra colleghi cercando di ottenere un bene comune e un bene per ciascuno. L’approccio cooperativo e l’approccio competitivo.
  • L’IDENTITÀ PERSONALE
    Motivazione personale e dignità del lavoro, perché possiamo essere anche l’ultimo operaio ma ciò non toglie che il nostro apporto sia fondamentale all’azienda. Come diventare “venditori” del marchio anche se siamo operativi o amministrativi.

La formazione proposta è un mix di pratica (esercizi, giochi, simulazioni) e di teoria (marketing, dinamiche di gruppo, branding, storytelling, ecc.) per portare le persone a un esercizio di consapevolezza delle proprie forze, dei propri limiti e delle possibilità di miglioramento.

In questo modo il corso è sia di gruppo che personale e personalizzabile.

IMPROVVISAMENTI! Il teatro per gestire le urgenze del lavoro

Dal cliente arrabbiato per la merce difettosa o per un problema di servizio al collega che chiede un cambio o ti molla un’urgenza, fino ad un vero e proprio problema sorto all’ultimo minuto. Sono tanti gli imprevisti e oggi la loro presenza nel lavoro è la cosa più prevedibile che ci sia!

Si chiamano imprevisti perché non prevedibili. Ma qualcosa possiamo farlo: una buona progettazione, una struttura flessibile e poi un vero lavoro su di noi per imparare a improvvisare.

Sapendo, dal teatro, che niente è più preparato dell’improvvisazione stessa!

La giornata full immersion attraverso le tecniche teatrali che toccherà vari punti:

  1. NON ME L’ASPETTAVO!
    Quando arriva il problema con il panico ma poi ti ricordi che la storia è più importante del copione!
    L’improvvisazione – La salvezza dei ruoli – Le tecniche folli.
  1. HAI INVERTITO LE BATTUTE!
    Per non dire quello che non va detto e rispondere a quello che non andava detto ma è stato detto.
    La cura del personaggio e la gestione dello stress – I ruoli come salvezza – Il gioco di squadra.
  1. SCENA MUTA
    Quando non sai che cosa dire e non vuoi dire “supercalifragistichespiralidoso”.
    Il testo – PNL o PNL? Qual è il problema? – Come il corpo aiuta la voce nell’urgenza. 
  1. IL LIETO FINE
    Perché non è solo una questione di parole ma di sostanza che stupisce (ma non stupefacente).
    Il problem solving – Che legge il decreto legge – Fine e finale.

 

La formazione proposta è un mix di pratica (esercizi, giochi, simulazioni) e di teoria (teatrale, comunicazione, problem solving…) per portare le persone a un esercizio di consapevolezza delle proprie forze, dei propri limiti e delle possibilità di miglioramento.

In questo modo il corso è sia di gruppo che personale e personalizzabile.

 

INSIEME SI PUÒ? Come diventare un vero gruppo di lavoro

Stare insieme, collaborare, portare avanti un progetto è un’arte. E proprio da 4 arti diverse impariamo i trucchi per vivere quest’arte, metterne un po’ da parte per i momenti difficili, sapendo metterne a parte anche gli altri.

  • Dalla Scrittura Creativa
    CHI SONO E CHI SIAMO
    Partendo dal proprio nome costruiamo un vocabolario di parole chiave: colleghi – soci/società – datore di lavoro – salario – imprenditore – equipe – consiglio – amministratore – capo.
  • Dall’Arte Sociale
    IL MURO DEL PIANTALA e L’ALBERO DEI PROBLEMI FINTI
    Ogni gruppo come ogni persona affronta dei problemi. A volte sono problemi finti ma comunque reali per chi li avverte. L’importante non è finire con i problemi ma con i nostri atteggiamenti.
  • Dal gioco e dalla pittura
    IL GIOCO SPORCO vs METTERSI IN GIOCO
    Non aver paura di sporcarsi le mani per un lavoro più pulito. Combattere chi fa il gioco sporco di dividere perché la differenza va sommata insieme per moltiplicare l’efficacia.
  • Dal teatro e dalla poesia
    CHE COMPAGNIA!
    La capacità di vedersi altro per scoprire un modo altro di stare insieme. La capacità di riuscire a portare avanti un soggetto ognuno con la sua parte e rendere possibile quello che appare solo un’opzione.

La formazione proposta è un mix di pratica (esercizi, giochi, simulazioni) e di teoria (delle relazioni sociali, della comunicazione…) per portare il venditore a un esercizio di consapevolezza delle proprie forze, dei propri limiti e delle possibilità di miglioramento. In questo modo il corso è sia di gruppo che personale e personalizzabile.

LA LEADERSHIP E’ UN GIOCO DA RAGAZZI

La leadership non è qualcosa riservato solo… ai leader! Perché tutti abbiamo un lavoro e una vita da guidare che non possiamo delegare ad altri. Si tratta di diventare consapevoli delle proprie capacità, mansioni e ruoli.

Lo faremo in una giornata aiutati da alcuni giochi perché Il gioco è un tempo altro che ci permette di trasmettere messaggi importanti in modo leggero e accattivante. Tuttavia non è solo una tecnica. Il gioco rivela le relazioni, scopre il valore delle regole e i loro limiti, crea ambienti di simulazione dove provare la vita, fa scoprire nuovi punti di vista.

Inoltre, fa parte di una triade che è alla base di ogni agire umano: gioco-teatro-rito.

Perché la leadership è andare in scena con un ruolo, creare riti di squadra, giocare la partita del lavoro con un obiettivo preciso.

4 passi che dettano il tempo della giornata e danno il titolo ai contenuti.

1.    IL LEADER CONOSCE GLI ALTRI PER VINCERE INSIEME! 
       Prima di dare ogni risposta è meglio creare consenso su una questione.

2.   IL LEADER NON CONOSCE SOLO IL CARATTERE MA LA STORIA
      La conoscenza non è solo statica e nozionistica ma esistenziale ed evolutiva.

3.   IL LEADER È IL PRIMO A CAMBIARE
      Su di me posso sempre decidere senza aspettare all’infinito.

4.  FINE… MA NON “LA” BENSÌ “IL”
     Dove il fine è trasformare la conoscenza in alleanza, la memoria storica in nuova cronaca,
     le possibilità in piccoli passi concreti.

 

La formazione proposta è un mix di pratica (esercizi, giochi, simulazioni) e di teoria (delle relazioni sociali, della comunicazione, dell’autoformazione…) per portare le persone a un esercizio di consapevolezza delle proprie forze, dei propri limiti e delle possibilità di miglioramento. In questo modo il corso è sia di gruppo che personale e personalizzabile.

 

 

SI VA IN SCENA! QUANDO LA VENDITA E’ UNO SPETTACOLO.

Una giornata di formazione per rivedere le dinamiche del venditore del XXI secolo (con tutti i pro e i contro) attraverso la metafora del teatro e delle sue componenti.

Abbiamo scelto il teatro di varietà per evitare l’idea che sia necessario un’impostazione attoriale. Parleremo di interazione, di gestione delle parole, della voce e della propria fisicità. Tutte dimensioni fondamentali per un venditore.

Miglioreremo le nostre vendite …in tre atti:

  • IL PALCO ovvero l’ingresso nella trattativa di vendita.

È la zona del public speaking e anche dell’ascolto reattivo perché il teatro di varietà chiede sempre l’interazione con il pubblico. Ritroveremo tracce di PNL e di comunicazione efficace. 

  • LA STORIA ovvero la conoscenza di cosa vendiamo.

È la zona dell’identità del prodotto e dell’azienda. Ma anche del cliente. Perché non è la stessa cosa rappresentare Shakespeare o Molière, come non è la stessa cosa rappresentare Shakespeare all’aperto o al chiuso

  • IL BACKSTAGE ovvero come ci prepariamo.

Lettura critica, messa in scena e prove sono per un attore la normalità. Quali sono le parole chiave per un venditore per prepararsi bene? E come si fa a rispondere alle urgenze lavorative di un venditore: gestione del tempo, gestione dell’incontro, recall, ecc.? Scopriamo un modo per vivere al meglio tutto questo.

La formazione proposta è un mix di pratica (esercizi, giochi, simulazioni) e di teoria (della comunicazione, della rappresentazione…) per portare il venditore a un esercizio di consapevolezza delle proprie forze, dei propri limiti e delle possibilità di miglioramento. In questo modo il corso è sia di gruppo che personale e personalizzabile.

 

 

PROSSIMAMENTE

Le formazioni che continuano dopo l’evento.
Un modo diverso di pensare le dispense a disposizione anche di chi non c’era. I nostri commenti sulle formazione viste in giro.  Continue reading