AGO CHANGE 1

I DUE TEMPI DEL VIVERE

Anni fa mi capitò di fare una lunga ricerca sul senso del tempo. Fu in occasione della scrittura del primo vero spettacolo di varietà da prima serata. UNA GIORNATA DA DIO (Ammesso che sia in casa). Ero ovviamente ancora ad AnimaGiovane e fu una delle più belle avventure che mi sia mai capitata.

Tutto era incentrato sul tempo. Collaborammo in tanti e in tante modalità. Ma ci fu un pezzo che fu mio in tutti i sensi: un testo in cui interpretavo Gigio Scolino un cantastorie improbabile che doveva raccontare una favola sul tempo.

Appassionato di mitologia, conoscevo sia il mito di Crono, dio del tempo, padre di Zeus che divorava i suoi figli per non venire da questi deposto, sia la dimensione più filosofica per cui al concetto di cronos, il tempo che scorrendo inesorabile tende anche a divorarci, si unisce quello di kairòs, il tempo opportuno, il tempo bello in cui decidi e ti decidi.

Cronos, il tempo dello scorrere della sabbia nella clessidra
Kairòs, il tempo di tutte le meraviglie che puoi fare durante quello scorrere.

Decisi di riscrivere il mito della nascita degli dei facendo diventare i due, gemelli. Due facce della stessa medaglia. Inseparabili e confondibili. Ed è a causa di questa confusione che corriamo il rischio di vivere male il tempo che ci viene concesso.

Ho sempre pensato quello che c’è scritto nella frase: se anche non ci è dato di decidere quanta sabbia concederci, abbiamo tutto il potere di decidere su come vivere nel tempo di quella sabbia. Questo credo sia il senso del tempo.

Da quando Einstein ha formulato la teoria della relatività, diciamo che il tempo è relativo. Anche in campo esistenziale. Ma non nel senso di poco importante, nel senso di collegato al proprio stile di vita. D’altra parte lo stesso Einstein ebbe a dire: “Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”.