Manuel Carboni ci dà qualche consiglio per essere meno prolissi e più incisivi durante i nostri discorsi in pubblico o le nostre lezioni. Per farlo si basa su quanto appreso durante il suo podcast e la sua esperienza.
Tutto nasce da un podcast
Nel 2023 decisi di iniziare una piccola avventura: un piccolo progetto che ancora oggi resta aperto perché può trovare nuove possibilità di integrazione nel futuro. Si tratta di un podcast dal titolo Muovere le emozioni – Pillole di animazione nel quale affrontavamo tematiche tipiche del mondo dell’animazione. L’intento era di accostare alcune modalità tipiche dei palchi e del coinvolgimento delle grandi masse con i contesti più differenti come l’aula formativa, la scuola e tutti quei luoghi in cui siamo chiamati a comunicare qualcosa o a cercare di coinvolgere qualcuno per passare un contenuto. Niente di nuovo se hai già conosciuto alcuni dei nostri formatori AGO.
Questo percorso ebbe anche del seguito vista la tematica specifica trattata e questo portò anche a ricevere alcune richieste da parte degli ascoltatori. Ricordo che una volta mi scrisse un’ascoltatrice, una docente, chiedendomi qualche consiglio per poter essere meno prolissa a lezione e più incisiva nel suo discorso.
Così decisi di farne una puntata del mio podcast. Così ho deciso dopo tempo di trasformare quella puntata anche in articolo.
Da che parte state? Prolissi o corti?
Tu da che parte stai? Sei tra quelli che temono di essere troppo lunghi nel proprio discorso come l’ascoltatrice che mi ha contattato? Oppure hai il timore di non riuscire a coprire il tempo a disposizione se non con una grande pausa di silenzio?
Ti confiderò che io per natura sono tra i secondi. L’animazione e concretizzare ciò che ho appreso nei contesti formativi mi ha aiutato davvero tanto. Perciò inizio con il dirti che c’è sempre speranza di migliorarsi e questo mi sembra un buon punto dal quale partire.
Quella richiesta per me è stata illuminate, perché mi ha costretto in qualche modo a dover rendere visibile per altri delle possibili strategie da attuare per provare a cambiare qualcosa. Per questo ho pensato a quattro passi, tenendo presente che per “preparazione del discorso” non intendiamo solo la possibilità di scrivere un discorso nero su bianco, ma provare a vederlo come una sorta di riquadro con quattro grandi scompartimenti in cui collocare delle cose, per poi arrivare alla scrittura nero su bianco.
Passo N° 1 – Definisci il desiderio
Quando dobbiamo preparare un discorso, che sia un pezzo da portare sul palco oppure una lezione o una formazione in aula, tutti più o meno caschiamo nella “trappola” di fare la raccolta delle cose da dire su quell’argomento. Certo che la prestazione va curata con il contenuto, ma per rendere unico quel momento, anche se proponi quel pezzo o quella lezione per la centesima volta e ti sembra di dover dire sempre le stesse cose, prova a mettere l’accento sul desiderio che hai nei confronti di quel momento che stai preparando. Prova a definirlo rispondendo ad una semplice domanda guida: <<Cosa vorrei dire e cosa vorrei che arrivasse di questo tema al mio pubblico? >>.
Definisci il desiderio. Non preoccuparti di farlo in maniera troppo personalistica. Questo primo lavoro ti è utile per capire quali parti del tema creano interesse in te. Per dirla in una maniera un po’ poetica, fai questo lavoro per capire quali parti ti scaldano il cuore per poterlo scaldare in chi ti ascolta.
Passo N° 2 – Definisci l’obiettivo
Ogni discorso che si rispetti ha il suo obiettivo. Che sia conoscere la figura di Napoleone Bonaparte oppure capire quali sono gli elementi di un gioco o far divertire il pubblico presente in sala, tutto deve essere chiaro e tradotto da parte tua in una frase o in più frasi in caso di più obiettivi.
Questo è il momento di selezionare tra le tue conoscenze le cose da dire. Se hai definito l’obiettivo ora è arrivato il momento di costruire la tua strada per raggiungerlo. Aiutati suddividendo per punti le parti del tuo discorso e quali nozioni saranno importanti da trasmettere per ciascun punto.
Passo N° 3 – Cerca, pensa e proponi esperienze dirette sul tema
Partendo dai punti che hai segnato in precedenza, ricerca una o più attività che abbiano a che fare con il tema, ma anche video, immagini chiave o magari qualche aneddoto su alcuni personaggi che ci aiutino a creare un esempio o addirittura proporre delle storie che hai vissuto in prima persona.
Ma perché sprecare questo tempo? Non sarebbe più semplice prendere il discorso direttamente con i contenuti e tirare dritto? La risposta è semplice: NO. Non per presa di posizione, ma perché più varietà riuscirai a dare al tuo discorso più potrai far attivare diverse aree della mente che non riguardino solamente la comprensione del linguaggio. Dobbiamo pensarle tutte per creare partecipazione, ma prima ancora tutto questo tipo di ricerca serve per creare un ponte tra te che hai qualcosa da dire e il tuo pubblico. Per rendere meno distante l’argomento.
In base al contesto dovrai poi fare una scelta dello strumento più adatto, ma di sicuro più avrai possibilità di far sperimentare in maniera diretta più sarà alto anche il coinvolgimento che riuscirai a creare, perché avrai condiviso qualcosa con il tuo pubblico sul quale sarà possibile confrontarsi e ricollegarsi, senza dover richiamare la sola capacità di astrazione. Di queste esperienze o racconti ne puoi proporne quanti ne ritieni più utili. Puoi farlo all’inizio, a metà o al termine, oppure in tutti i momenti, ma attenzione sempre al collegamento che creerai con il tema, sarà quello a rendere tutto più vicino a chi ti ascolta.
A questo punto vorrei fare solo una precisazione: le esperienze di cui parliamo non sono da considerare separate al discorso, ma parte integrante di quello che dovrai dire. Tutto questo fa parte del famoso Play del metodo S.P.R.I.N.T.. Questo accorgimento ci aiuta ad affrontare il prossimo passo.
Passo N°4 – Crea credibilità e coerenza con la tua passione
Sia che spieghi l’antica Roma o la matematica, che tu debba fare un discorso motivazionale ai tuoi dipendenti o al tuo gruppo di lavoro, oppure debba motivare il tuo gruppo di volontariato attraverso un tema sul quale vi confrontate, il lavoro che hai fatto nel Passo 1 ti servirà per comunicare credibilità perché tu per primo hai fatto la fatica di trovare un motivo per cui l’argomento è diventato importante per te.
E non solo questo, perché hai anche fatto un lavoro importante nel Passo 3, cercando di trovare i fili che possono unire il tema con le esperienze, sottolineando cosa lega gli uni con gli altri.
Questo lavoro di credibilità che farai ti aiuterà anche a rispondere ad una domanda fondamentale: <<Perché il mio pubblico dovrebbe ascoltare quello che ho da dire? >>
Ricorda che non presenti solo un tema, ma devi rendere qual tema il più vicino possibile agli ascoltatori perché lo possano incontrare. L’obiettivo del mio discorso è creare protagonismo nel pubblico, responsabili dell’incontro tra loro e il tema. Se riesco ad essere il mediatore di questo incontro, allora stai pur certo che l’apprendimento, la consapevolezza oppure il rimaner colpiti da una certa performance avrà certamente tutt’altro sapore in chi ti ascolta.
Ultimi consigli
Siamo arrivati ora al momento dei famosi consigli finali per i prolissi o per coloro che fa fatica a togliere le parole di bocca.
Per prima cosa ti consiglio di scrivere: scrivere ti aiuta a tenere traccia delle idee, a correggere a ritornare su ciò che hai scelto di dire. Fallo come se fossi già davanti al tuo pubblico, come un copione, oppure fallo come se fosse scritto da qualcun altro per te, come se avessi un autore a disposizione. Rileggilo e metti l’accento dove ti sembra più opportuno e quando serve inserisci le integrazioni che servono.
La seconda cosa che ti consiglio è immagina: fai uno sforzo di immaginazione, pensando al tuo discorso come ad un grande mobile a scaffali, sui quali puoi riporre diverse ceste. Ogni cesta è una suddivisione del tuo tema in parti. Allora chiediti: se l’argomento è un grande insieme, in quante parti puoi dividerlo per presentarlo al tuo pubblico?
La terza cosa che ti consiglio è dividi per punti: puoi usare delle parole chiave che puoi ricavare dal testo che prepari, oppure parole che non riguardano direttamente il contenuto, delle date storiche, degli oggetti simbolo ed evocativi, dei colori, ecc. Dividi in punti. Questo aiuta gli altri a non perdere il filo, ma aiuta anche te ad essere sintetico e ricco allo stesso tempo e ad essere diretto. C’è anche chi consiglia di dividere utilizzando massimo cinque punti nel discorso. Questo ti consente di tenere il conto sulle dita della mano e mostrare ogni punto rafforzandolo con la gestualità.
Il quarto consiglio è semplifica: può essere un ottimo esercizio. C’è una frase che viene attribuita ad Albert Einstein e che in realtà non si ha la certezza che possa essere realmente sua, ma certamente ci regala uno spunto per questo quarto consiglio: Se non sai spiegarlo ad un bambino di sei anni, vuol dire che non lo hai capito nemmeno tu.
Consiglio bonus
L’ultimo consiglio che ti voglio dare è un bonus su come provare a creare collegamenti tra esperienze e tema. Un esercizio che arriva da Gianni Rodari, maestro della letteratura, ma anche della creatività, viene chiamato Il gioco dei se.
Il gioco dei se consiste nel giocare con le ipotesi, mettendo in campo tutta la nostra creatività e la capacità di uscire fuori dagli schemi mentali. Se la matematica fosse un colore, che colore sarebbe? Così se lo fosse la storia, ma anche se fosse un oggetto, una canzone, un’immagine, un gioco, un racconto, e così via.
La bellezza di questo gioco di ipotesi può sembrare solo nel risultato finale. In realtà risiede nel cogliere e tenere bene a mente il processo mentale che ci ha spinto a rispondere in una maniera piuttosto che in un’altra. La forza del collegamento tra esperienza e tema risiede proprio lì.
Dimenticavo! Sai com’è finita per quella docente da cui ho preso spunto per sviluppare la puntata del podcast sulla base della sua richiesta? Ci ha provato ad applicare questi punti ed è riuscita a trovare un buon modo per fermare il suo essere troppo prolissa.
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