4 FINESTRE PER UN LAVORO DI GRUPPO

Partendo da uno strumento di formazione come le finestre, proviamo a vedere un uso diretto per i gruppi di lavoro. Un modo diverso e diretto per riuscire a capire dove siamo come gruppo e dove vogliamo andare. 

COME AFFACCIARSI
SULLA CONSAPEVOLEZZA DEL GRUPPO

Ho già parlato delle finestre di consapevolezza. Qui voglio parlare di una particolare applicazione fatta per un’equipe di lavoro. Si tratta di quattro finestre che interrogano un gruppo sul suo stato di vita.

Tra appartenenza e sostegno

La prima finestra riguarda due dimensioni che dicono quanto ci sentiamo dentro un gruppo e quanto il gruppo ci aiuta concretamente. Appartenenza e sostegno sono quindi le due dimensioni che vengono prese in considerazione. Quali sono i 4 quadranti?

  1. Identità solidale. È il quadro perfetto: ci si sente parte del gruppo e dal gruppo si riceve il giusto sostegno. In un gruppo del genere si cresce, sia come singolo che come gruppo.
  2. Abbandono. È il quadro peggiore: non ci si sente parte di un gruppo, che di fatto non sostiene. In un gruppo del genere si de-cresce: depressione, apatia, rabbia, sono i sentimenti più comuni.
  3. Bullismo. Si ha quando ci si sente parte del gruppo ma il gruppo non sostiene. Ovviamente trattandosi di un gruppo di lavoro “bullismo” è un termine altamente simbolico, anche se di fatto in questa zona possiamo mettere il mobbing.
  4. Dirittismo. Il gruppo sostiene, ma io non me ne sento parte, quindi tutto ciò che c’è è dovuto, è un mio diritto e basta.

Tra sogno e progetto

Ho spiegato molto bene la differenza tra il sogno (progettualità) e il progetto (con annesso il programma) in Projectus. Brevemente possiamo dire che il sogno è tutto ciò che riguarda la vision, mentre i progetti sono l’applicazione concreta e costante della mission. Proviamo ora ad applicarla al gruppo.

  1. Realizzazione. Un gruppo che lascia spazio al sogno e sa progettare è un gruppo realizzato. Saper guardare sempre un po’ più in là mentre ci si concentrar concretamente sulle applicazioni quotidiane è un sintomo di successo.
  2. Neet. I neet sono quelle persone che non hanno un lavoro né lo cercano e nemmeno stanno studiando… e non sono pensionati! Senza sogni e progetti, si diventa come dei neet.
  3. Illusionismo. Si ha quando si sogna senza concretizzare mai. Il gruppo ha grandi ideali ma poca messa in pratica. Ben presto stanca.
  4. Fariseismo. Il gruppo fa molte cose, ma non sa il perché. Ama ripetere: “Si è sempre fatto così!”. Così il gruppo ha seri probelmi quando affronta crisi e cambiamenti.

Tra fare e pianificare

Un altro dilemma riguarda i gruppi iperattivi, quando si è sempre in mezzo al fare e non si riesce a pianificare. Tuttavia, riguarda anche quei gruppi ammalati di pianificazione, per cui sono più le riunioni che le azioni da fare.

  1. Giusto. Un gruppo che sa mediare continuamente tra un sano fare e un vero pianificare, è un gruppo che esprime “giustizia”. Non solo in senso legale, ma in senso di opportunità, adeguatezza. È un gruppo giusto verso l’immediato e verso il futuro prossimo.
  2. Neet. Si, lo so. Mi sto ripetendo, ma d’altra parte i neet sono proprio quelli che non fanno e non pianificano, no?
  3. Iperattività. Il grande nemico di oggi, basato sul falso mito del multitasking. Chi ne parla in modo approfondito è Tony Crabbe nel suo “Organizza al meglio la tua vita”. Se ti interessa, hai la mia recensione qui.
  4. Tavolinismo. Sono i gruppi che progettano a tavolino, che si ritrovano a tavolino, che perdono… a tavolino! Quando si pianifica troppo e non si ascolta il fare, il rischio è di fare programmi, piani, procedure lontane dalla realtà, con effetti disastrosi.

Tra conocenza e organizzazione

Nel’ultima finestra torniamo alle relazioni. Qual è il giusto rapporto tra conoscersi e organizzarsi in un gruppo di lavoro? Come solito i quattro quadranti ci rivelano gli estremi negativi da evitare.

  1. Pace. Non la pace dei sensi e non la pace, come assenza di guerra. Pace nell’accezione ebraica di “shalom”, cioè pienezza di vita. Così è in quei gruppi che hanno una buona organizzazione, ma che comprende anche momenti di incontro, tempi di svago…
  2. Guerra. Ci sono le guerre per la mancata organizzazione e ci sono le guerre per mancanza di conoscenza dei memrbi del team.
  3. Scoordinamento. Quella costante sensazione di caos (casino, caciara…) che nasce quando manca l’organizzazione. Certo salva la presenza di una forte conoscenza, di una certa complicità. Ma sui tempi lunghi non si va, perché senza organizzazione mancherà il rispetto per i tempi di ciascuno.
  4. Aridità. Una grande pianificazione, ma senza tempi di conoscenza tenderà all’aridità. Oggi questo è un problema per le organizzazioni, perché le persone vanno via dove non si trovano bene. La prova è la cosiddetta Great Resignation.

In conclusione, serve più consapevolezza

Ho usato queste quattro finestre per un’equipe di lavoro, applicando alcune delle tecniche che ho raccolto nell’altro articolo. Quello che ho notato è la forza della consapevolezza che suscitano nel gruppo. Davvero sono uno specchio che fa riflettere ogni partecipante, davvero sono una finestra che apre su scenari possibili.
Per questo le trovo utili e le consiglio davvero per i gruppi, soprattutto nei momenti di formazione sull’identità o per aprire un lavoro di cambiamento.