LA SCRITTURA NELLA FORMAZIONE

Il titolo fa venire subito in mente varie domande. Di che scrittura parliamo? E soprattutto parliamo dello scrivere del formatore o dei formandi? E quindi è uno scrivere o un far scrivere? Sono tutte domande che riguardano l’importanza della scrittura e del perché scriviamo. In questo articolo, però, vogliamo approfondire la scrittura come strumento formativo o come rafforzativo nella formazione.

Scrivere per trattenere

Cominciamo col parlare di un tipo di scrittura a cui in realtà non ci rivolgiamo nello specifico, ma a cui è bene dedicare un po’ di un po’ di spazio: gli appunti, cioè persone che scrivono per ricordarsi quello che viene detto.  Spesso in questi momenti si hanno anche delle intuizioni, delle idee e più è piacevole e coinvolgente la formazione, più è facile che senza stress viviamo stimolazioni positive. Il problema è che il formatore magari continua a parlare e quindi si ha il tempo solo per trattenere l’appunto, ma non per cogliere la forza di tutte quelle connessioni che le parole del formatore stimolano.

Gli appunti sono quindi un tipo di scrittura importante e utile, ma insufficiente, soprattutto senza il suo potente alleato, cioè la rielaborazione successiva con riletture, approfondimenti e collegamenti, che spesso non si fa perché magari la formazione non è legata a un esame finale.  Questo ci dice che poi il rischio è quello di trattenere un mare di appunti che vengono messi da parte e mai rielaborati. Tuttavia, il semplice fatto di aver scritto in qualche modo fa nostro il messaggio del formatore stesso.

Sicuramente la forza del prendere appunti aumenta in un corso, perché rivedere quanto scritto tra una volta e l’altra, o l’intelligenza del formatore di richiamare le puntate precedenti, va a fare un importante lavoro di potenziamento dell’apprendimento.

Tuttavia non parliamo oltre di questo anche perché la maggior parte dei formandi alla fine delle formazioni non si mette a rileggere gli eventuali appunti presi, ma chiede al formatore le famose slide.

Scrivere per visualizzare

La scrittura nelle slide è importante, però anche in questo caso ci sono alcuni accorgimenti di cui tenere conte nella loro preparazione. Se le slide sono talmente scritte da diventare una dispensa, vuol dire che non sono fatte bene e non sono slide utili alla formazione in aula. La slide, infatti, è uno strumento utile alla visualizzazione di qualche cosa che il formatore sta dicendo, serve a rafforzare delle parole o frasi chiave. Ovviamente, molto importante è anche il concetto dell’animazione: un conto è far vedere una slide tutta assieme e un altro è farla apparire pian piano.

In questo senso, personalmente, sono contro le slide a immagine fatte dall’intelligenza artificiale, o meglio, sono molto utili come strumento per la grafica perché ti fanno rimettere insieme delle cose che vorresti dire, ma poi ci andrebbe un lavoro di personalizzazione proprio seguendo i tempi della formazione.

Perché sappiamo tutti che se compare una slide con un testo che anticipa quello che il formatore sta dicendo, la gente non ascolta più, ma legge quello che c’è scritto sulla slide.

Le slide, però, se non sono riprese in fretta sono ancora peggio degli appunti: possono servire ma a lungo tempo gli slogan trattenuti e le immagini magari evocative utilizzate per fare un effetto sorpresa perdono molto di senso. Quello che è la scrittura nelle slide, dove con scrittura intendiamo l’insieme di immagini, slogan, frasi, citazioni, micro-video, è quello che oggi si chiama scroll telling, cioè è un rafforzativo di quello che dice il formatore; è quasi come se lo schermo e le slide vadano avanti in base a quello che dice il formatore che non si gira a vedere il display ma in realtà porta la forza dell’immagine o del testo che ha dietro di sé nel suo viaggio con i formati.

Scrivere per rielaborare 

Il vero scopo della formazione, quindi, è proprio quello di far scoprire una scrittura che aiuta la rielaborazione, cioè la capacità di lavorare un’esperienza propria dandole il giusto valore. È importante sottolineare il concetto di aiuto perché, come abbiamo detto più e più volte e come abbiamo scritto nel “Manuale dell’imperfetto incontro formativo”, il formatore non può obbligare le persone a compiere una rielaborazione, può solo porsi come facilitatore.
L’importanza dello scrivere per rielaborare è presente anche all’interno del nostro Metodo S.P.R.I.N.T., più precisamente ce ne occupiamo nella N (iniziale di NEWS): è importante creare delle pause di riflessione durante la formazione stessa, durante le quali si fa fermare il flusso del ricevere e dello sperimentare e ci si accinge a riflettere su ciò che si ha vissuto.

In questo settore la scrittura ha un livello potentissimo. Che cosa evoca la scrittura? Che cosa fa esattamente? Agisce in diversi spazi, in diverse modalità. Innanzitutto, si mostra nella scrittura a mano, che, per quanto razionale, permette di attivare tutte le inferenze che la manualità ha sul cervello; inoltre scrivere utilizzando una penna permette anche di attivare e sviluppare al meglio la forza del disegno, soprattutto, ovviamente, quando viene chiesto di essere creativi nella scrittura e di scarabocchiare.

Lo scarabocchio: una forza evocativa

Probabilmente sarà capitato anche a voi che al termine una riunione vi siate messi a rileggere gli appunti presi, ma abbiate capito e ricordaste maggiormente i concetti espressi attraverso scarabocchi rispetto a quelli scritti in frasi complete. Questo perché lo scarabocchio è un aspetto creativo macinante. 

Da qui nasce l’idea che il far scrivere nella formazione, soprattutto durante la fase di riflessione, è qualche cosa di molto creativo e che deve essere accentuato nella sua creatività. Per esempio, scriviamo su dei post-it per non avere l’ansia di dover scrivere tanto e associando magari un valore diverso alla forma o al colore del post-it stesso. Diventa importante davvero riuscire a migliorare questo processo e quindi migliorare il supporto anche in fase di scrittura: far scrivere su un foglio intero, su un foglio tagliato, su uno impaginato è, ogni volta, un’esperienza diversa. Lo scrivere in un certo modo guidato accompagna il cervello a dire certe cose. Per questo è importante che i fogli preimpostati siano precisi e curati nei minimi dettagli.

Quando si imposta un foglio formativo, infatti, questo diventa un vero tool, cioè uno strumento a tutti gli effetti, ed è importante che sia fatto per bene e abbia, per esempio, lo spazio giusto per scrivere, la distanza tra le righe, se la domanda è molto ampia, lasciare uno spazio corretto; se ci sono delle immagini evocative metterle, se il foglio rimane un ricordo, un fissare qualcosa da tenere è importante investire di più in grafiche, in stampa a colori… sono tutti piccoli accorgimenti che rendono grande l’effetto finale.

Tanto più ho curato bene i dettagli per gestire quello che devo fare, tanto più lo strumento cartaceo mi aiuterà nell’obiettivo. In più rafforzerà anche i contenuti stessi perché nel momento in cui l’ho dovuto pensare bene, ho rielaborato io stesso i passaggi che devo fare nella mia informazione. In questo modo quello che dirò nello strumento che farò usare sarà molto più forte nell’effetto finale complessivo.  

Ma quindi, alla fine, perché scrivere?

Una delle cose più importanti, oltre tutto quello che abbiamo già detto, è che quando noi scriviamo il nostro pensiero o il nostro vissuto, questo diventa altro da noi. Paul Ricoeur diceva che un testo, una volta scritto dall’autore, diventava dotato di vita propria e da quel momento in poi avrebbe detto sempre più cose rispetto a quelle pensate dallo scrittore stesso. 

La stessa forza si verifica nella scrittura per la formazione. È un processo che permette di avere un distacco da ciò che si vive e questo fa in modo di poter riprendere e approfondire il contenuto, ma anche di rivedere il proprio vissuto e analizzarlo. Questo lavoro, potenziato da un’eventuale condivisione successiva (non per forza di tutto il contenuto, ma magari anche dell’esperienza in sé), permette davvero di avere quel processo di facilitazione alla rielaborazione che fa andare più in profondità nell’apprendimento ma soprattutto crea già una logica di costruzione di effetti successivi cioè di lavoro su che cosa serve ed è utile di quella formazione.

In conclusione…

In conclusione, quando decidiamo di utilizzare la scrittura durante la formazione, ci dobbiamo ricordare di riservarle dei tempi adatti, di creare strumenti pensati e che possano anche aumentare la nostra branding reputation come formatori e formatrici e quindi ancora di più giustificano l’investimento di tempo nella creazione. Dobbiamo creare sempre delle ritualità di ingresso e di uscita da questi momenti di lavoro con un’eventuale ben pensata condivisione.

 

Gigi Cotichella

Foto di Quilia su Unsplash