Progettare
Da due anni è un termine che fa parte di me. Ovviamente, è legato all’esperienza di Projectus. Ma Projectus è nato sul campo, non a tavolino. È nato da un’esperienza sul campo: una formazione per quella banda di persone belle che è la realtà di Siderformazione. Funzionò così tanto che decisi che doveva diventare un training tools. Partì la ricerca, l’approfondimento, il test nelle diverse realtà. E ogni volta la realtà che ti supera e ti chiede di cambiare i progetti.
Così viene da chiederti “Ma perché progettiamo?”. Perché progettare è dare una risposta con un impegno di lavoro. Si scrive perché un contratto dove tu, raccontando i tuoi sogni (finalità) e i tuoi obiettivi, ti prendi l’impegno di raggiungerli, mostrando realmente i risultati, spiegando eventuali cambiamenti. Lo firmi perché ci metti la faccia.
Progettare e progettare insieme, perché la progettazione condivisa è il futuro, per le aziende come per la pastorale (cfr SINODO!).
Ecco allora che la settimana passata e questa che si apre porta due segni del progettare.
A Piobesi Torinese sto ultimando il percorso di PROGETTAZIONE PASTORALE CONDIVISA. Lo sto facendo con il gruppo di adulti e universitari che manda avanti l’oratorio. Lo facciamo con Projectus ed è veramente bello. Bello per quello che esce, bello per i rimandi:
- Non ci eravamo mai soffermati ad ascoltare che cosa pensa ciascuno di noi. Il bello di Projectus è proprio quello di obbligare tutti a intervenire.
- Ma se progettiamo tutto, che cos’è allora l’imprevisto? L’imprevisto è la voce di Dio che ti ricorda che ogni uomo, ogni vita è più grande dei nostri progetti. Perché progettiamo per rispondere alla vita e gl iimprevisti ci ricordano il volto della vita. Perché se arriva un imprevisto, possono saltare i programmi, ma non i progetti. I progetti dicono i “perché” e i perché reggono agli imprevisti, anzi si evolvono di fronte agli imprevisti.
- Adesso, almeno, sappiamo dove puntare. Perché Projectus forma alla progettazione e lo fa formando il gruppo insieme.
Ma c’è anche un appuntamento per tutti sulla progettazione pastorale. Giovedì 24 con Effatà Editrice e il loro progetto Intergentes, parleremo di come la progettazione condivisa sia uno strumento per attivare processi sinodali!
Sarà una presentazione molto dinamica con Projectus! Perciò segnatevi la data e iscrivetevi a questo link… è GRATIS!
Per ora è tutto! Ci leggiamo lunedì prossimo!
Buona settimana, buoni progetti, buon tutto.
Gigi Cotichella


nerdì 11 Confederazione Nazionale delle Misericordie.
Sabato 12 Oratorio s. Anna Prato.
Ho iniziato giovedì sera con gli amici della pastorale giovanile della diocesi di Acireale (CT). Ogni anno per d. Bosco organizzano delle serate educative. Anni fa ero andato proprio a una di queste. E questa volta sono tornato, in formato digitale. Ho visto volti, ho ascoltato voci, abbiamo giocato insieme, abbiamo parlato di comunicazione (il tema) e siamo arrivati anche a scoprire la comunicazione di Gesù, che guarda caso è pienamente in linea con tutte le scoperte attuali delle neuroscienze per quello che riguarda proprio la comunicazione. Ci sono state persone che mi hanno contattato dopo. Alla faccia del virtuale che non sarebbe reale! È reale, perché è reale il tempo che da entrambi le parti investiamo, perché è reale il tempo di preparazione. Diventa “più reale” se sono reali i segnali di accorgimento che diamo: è il cosiddetto feedback comunicativo che va di pari passi con l’ “I CARE” educativo. Il digitale è un mondo dove possiamo fare la differenza. Fare la differenza non significa mitizzarlo, preferirlo alla presenza a tutti i costi. In tempi pre-pandemici e quindi non sospetti, già si teorizzava che la formula formativa migliore fosse il blended, ovvero il metodo misto: momenti in presenza e momenti su supporti digitali, il tutto sapientemente mescolati.
Venerdì e sabato invece sono stato a Rebbio (CO), per un’edizione ridotta della settimana dell’educazione, sempre in onore di d. Bosco. Ho fatto un incontro per genitori, insegnanti, catechisti ed educatori e due laboratori per preadolescenti e giovani.






Ve ne parlo perché sto vivendo una bellissima ricerca formazione a livello nazionale.